PAOLO MUSCETTA

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Con il romanzo Nel nome di Cibele, secondo movimento della nostra trilogia romanzesca sulla
categoria filosofica della libertà, interroghiamo una delle illusioni fondative della modernità: l’uomo è davvero libero da? Libero, cioè, da condizionamenti biologici, culturali, sociali? Libero da traumi, dipendenze, coazioni interiori? A questa domanda – che ha attraversato intere genealogie di pensiero, da Spinoza a Freud – proviamo a rispondere con i mezzi della narrativa, calando il
conflitto in un orizzonte dove la magia popolare, la psiche e l’eros, l’eredità familiare e la lotta tra
razionalità e pulsione diventano il campo di battaglia simbolico e reale.


Nel 2017, con La città della Luna (Italic Pequod), avevamo affrontato il nodo speculare della libertà
positiva: l’uomo è davvero libero di? Di autodeterminarsi, di realizzare sé stesso, di agire il proprio
desiderio? Quel romanzo metteva in scena il fallimento dell’autonomia quando si confronta con
vincoli strutturali troppo grandi per essere superati dalla sola volontà.


Nel nome di Cibele si muove su un terreno più oscuro, esplorando i limiti della volontà attraverso il
desiderio, il lutto, il rituale e l’occulto. Napoli e la sua stratificazione mitica diventano teatro di una
discesa negli inferi interiori, dove ogni personaggio – mago, avvocato, amante o madre – è
costretto a interrogarsi sulla verità dei propri legami e sulla possibilità di spezzare la catena degli
automatismi che ci governano. Il romanzo si sviluppa in forma corale, alternando voci e registri, e
intreccia realismo e simbolico, cronaca e sogno, in una narrazione in cui l’identità stessa diventa
un campo di tensione. La libertà negativa, in queste pagine, appare sempre come un miraggio che
si sgretola appena crediamo di averlo afferrato.


Il terzo e conclusivo volume della trilogia – attualmente in redazione – sarà dedicato infine
alla libertà politica: ovvero alla possibilità (o impossibilità) dell’individuo di progettare liberamente
nel nome di un bene collettivo. Si chiuderà così il cerchio fra libertà di, libertà da, e libertà per: nelle
loro molteplici declinazioni etiche, psicologiche e politiche.
Questa trilogia non offre risposte, ma costruisce, attraverso la finzione, delle domande radicali.
Perché in fondo – come Cibele insegna – siamo creature liminari, sospese tra l’umano e l’animale,
il sacro e il profano, l’alba e la notte.

 

Lancellotti & Muscetta

 

 

Nel nome di Cibele

Sintesi breve

“Nel nome di Cibele” è un romanzo che intreccia mistero, esoterismo e riflessione sulla natura umana, ambientato tra la Napoli contemporanea e il mondo simbolico delle tradizioni magiche mediterranee.

 

La vicenda prende avvio dalla morte della nonna della marchesa Sofia, evento che mette in contatto due uomini molto diversi: Riccardo, un mago che vive tra rituali e pratiche divinatorie, e Bruno Bocchino, un avvocato razionale e disincantato.

 

Accanto a Riccardo emerge la figura di Anna, donna cresciuta nella sua casa e legata a lui da un rapporto complesso fatto di affetto, dipendenza e tensione emotiva. Anna rappresenta il punto di equilibrio tra il mondo concreto e quello misterioso in cui Riccardo si muove, oltre a essere la custode silenziosa della sua vita quotidiana e del patrimonio familiare.

 

Tra memorie, rituali e segreti, il romanzo esplora il sottile confine tra ragione e occulto, mostrando come credenze antiche, superstizioni e desideri profondi continuino a influenzare la vita degli uomini.

Il riferimento alla dea Cibele richiama simbolicamente il legame tra vita, morte e mistero, che attraversa l’intera narrazione.